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  Stenico, la chiesa di San Vigilio, 30 Settembre 2004
 

L'attuale  chiesa di San Vigilio

La Chiesa parrocchiale di San Vigilio di Stenico è stata riedificata nella seconda metà  del secolo sedicesimo, su iniziativa dei due Sindaci della Chiesa Luigi Parisi e Francesco Corradi. La popolazione del Paese di Stenico agli inizi del secolo era notevolmente aumentata fino a raggiungere le seicento anime ed il vecchio edificio non aveva sufficiente capienza per contenerla. È documentato che in quel periodo vivevano in paese circa cento famiglie della vicinia. Vi dimoravano altresì  molte famiglie forestiere, alcune venute in paese per ricoprire i vari incarichi legati alle attività svolte nel Castello, ed altre, quali braccianti, domestici ed artigiani, per prestare servizio alle dipendenze delle famiglie nobili del Paese (Zorzi, Corradi, Rizzi, Lutterini, Cristanelli, Conzatti e Parisi). La comunità di Stenico voleva altresì dotarsi di un luogo di culto adeguato all'importanza che il Paese rivestiva nell'ambito giudicariese; infatti, pur essendo sede del "Foro Vicariale", in materia religiosa dipendeva in tutto e per tutto dalla Chiesa pievana del Banale con sede a Tavodo. Alla stessa doveva sottostare, chiedendo il relativo "placet", per la celebrazione di battesimi, matrimoni e funerali. La costruzione di una nuova Chiesa più imponente e prestigiosa sarebbe stata l'occasione per chiedere con maggiore fermezza quella autonomia che la Pieve, sia per motivi legati al suo prestigio, sia per interessi di carattere economico non aveva mai voluto concedere. La distanza esistente tra Stenico e Tavodo, specie durante la stagione invernale, impediva o comunque ritardava notevolmente il regolare e puntuale esercizio dell' attività   religiosa, creava disagi tra la popolazione che doveva recarsi alla Pieve per comunicare al parroco gli eventi ogni qualvolta vi fosse bisogno (nascite, morti, e promesse di matrimonio); questo causava continui contrasti con la Chiesa Madre.

 
        

 

Lavori di costruzione della Chiesa.

 

I lavori di restauro ed ampliamento ebbero inizio nel corso dell'anno 1561. L'opera intrapresa presentò grandi difficoltà sia di carattere tec­nico che economico finanziario. Il Paese si trovava allora in una situazione di povertà endemica, fatte salve le poche famiglie sopra accennate. In quel tempo non esisteva l'emigrazione e le sole risorse provenivano da una povera agricoltura di montagna. I campi erano coltivati a mezzadria, i braccianti percepivano un misero salario e gli artigiani erano pagati per lo più con i prodotti della terra. Que­sta situazione influì notevolmente sui tempi impiegati nell' opera di ricostruzione. Innanzitutto si dovette asportare gran parte della terra del cimi­tero che circondava la Chiesa ed all'interno del quale era collocata la Chiesetta di San Rocco    (trattavasi di una cappella che la comunità di Stenico fece erigere nell'anno 1535 per adempiere ad un voto fatto a seguito dell'epidemia di peste e dell'incendio del Paese verificatisi nell'anno 1528). Per costruire la nuova abside si dovette altresì asportare il terreno degli orti posti in loc."la Braida" situati a nord della Chiesa. Nei primi anni i lavori di ricostruzione procedettero abbastanza bene. Infatti nell'anno 1567, così come appare dalla data segnata sul pilastro della finestra di sud est, erano già stati realizzati i muri perimetrali e nell' anno 1570 ultimato l'Arco Santo. Successivamente però vi fu un lungo periodo di stasi; probabilmente influirono negativamente sul proseguimento dei lavori le epidemie degli anni 1575 e 1590. Un nuovo impulso, affinché si potesse giungere con un ultimo sforzo al completamento dell' edificio, fu dato, nel settembre dell'anno 1603, quando il principe Vescovo Cardinale Carlo Emanuele Madruzzo visitò Stenico e, trovata "la fabbrica" ancora incompiuta, esortò la cittadinanza a prestarsi con maggior impegno nelle opere manuali o con elargizioni in denaro. Le esortazioni del Vescovo non portarono a risultati concreti e si dovette aspettare alla fine della primavera dell'anno 1612 (dal 7 maggio al7 giugno) quando i maestri muratori Giacomo Galvagni da Cologna, Gabriele e Giacomo Bianchi da Brieno sul lago di Como, con l'ausilio di numerosa manovalanza locale, realizzarono l'ampia volta a botte che copre la navata. Nel frattempo erano stati eretti i nuovo altari:

-l'altare Maggiore, dedicato al Patrono San Vigilio la cui pala

 venne eseguita dal maestro intagliatore Giacomo Casteller

 nell'anno 1621;

-l'altare del Santissimo Rosario, posto a destra dell' entrata

 principale, oggetto di grande devozione popolare tanto che

 venne istituita una Confraternita legata a detto altare;

-l'altare di San Stefano, sul lato destro accanto al

 presbiterio;

-l'altare di San Carlo Borromeo, sul lato sinistro accanto al

 presbiterio. A tale Santo nell'anno 1614, a seguito di una

 grave epidemia, la popolazione di Stenico si affidò con un voto

 affinchè la difendesse dalle infermità e promise di festeggiarlo

 il 4 novembre di ogni anno. Questo altare dall'anno 1906 è

 dedicato a Sant'Antonio da Padova.

-l'altare dedicato a Santa Barbara, a sinistra della porta

 principale, venne eretto dopo l'anno 1630 su iniziativa di Don

 Aliprando Lutterini che ebbe la nomina di primo curato di

 Stenico negli anni dal 1616 al 1651). Tale curato, essendo

 sopravvissuto alla terribile epidemia di peste dell' anno 1630

 che aveva causato la morte di tre quarti della popolazione del

 Paese di Stenico, volle essere raffigurato nella pala            

 dell'altare accanto alla Santa. Nell'anno 1729 detto altare

 venne dedicato alla Madonna Addolorata in occasione

 dell'istituzione della Confraternita della Beata Maria Vergine

 dei Sette Dolori. L'altare venne successivamente impreziosito

 con la collocazione di un pezzetto di legno della Santissima

 Croce di nostro Signor Gesù Cristo inviata da Roma dal Padre

 Carmelitano Scalzo Massimo Cristanelli di Stenico. 

 

continua>>>

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